Sardegna: Un Viaggio Imprevisto tra Avventura e Poesia
C’è un tipo di viaggio che non si pianifica, ma si lascia semplicemente accadere. Un viaggio che ti prende per mano e ti svela un mondo di colori, odori e sapori inaspettati. È stato esattamente così per che il 24 maggio siamo partiti da Milano Malpensa con un biglietto aereo per Olbia e una valigia piena di curiosità. Sei giorni in Sardegna, un’isola che prometteva non solo relax e mare, ma anche avventura, trekking e scoperte culturali. Il nostro blog, ciociariaavventura.altervista.org, è la nostra finestra sul mondo, e questo racconto sarà il prologo ai video che presto troverete sul nostro canale YouTube, dove potrete immergervi con noi in ogni singola emozione.
Giorno 1: Dalla Costa Smeralda alle Radici Nuragiche
L’inizio è stato un po’ rocambolesco: uno sciopero dei treni a Milano e un imbarco alle 5:45 del mattino. Ma la voglia di Sardegna era tanta, e così, superato ogni ostacolo, siamo atterrati a Olbia. La prima decisione importante è arrivata subito dopo: inizialmente avevamo pensato ai mezzi pubblici, ma la Sardegna, con le sue distanze e i suoi tempi, ci ha suggerito di “infrangere” il nostro principio di viaggio ecosostenibile e optare per l’automobile. Una scelta che si è rivelata vincente, regalandoci una libertà inestimabile.


La nostra prima tappa è stata Santa Teresa Gallura. L’emozione è salita curva dopo curva, con la vista del mare che si svelava, una meraviglia capace di rubare il respiro. Ma la Sardegna è terra di contrasti, e poco dopo, dirigendoci verso Tempio Pausania, il paesaggio è mutato radicalmente. Il blu intenso del mare ha lasciato il posto a colline avvolgenti e panorami indescrivibili, dove la natura regna sovrana e le mucche pascolano indisturbate, quasi fossero le vere padrone di casa. Un senso di libertà pura ha invaso ogni angolo di noi.


A Tempio Pausania, l’atmosfera è cambiata ancora, assumendo tinte più intime e romantiche. Qui, ogni strada, ogni angolo, sembrava sussurrare il nome di Fabrizio De André. In piazza, due signore gentili, una delle quali proprietaria di una boutique, ci hanno accolto con un calore inaspettato. Hanno condiviso con noi la storia della città e il loro profondo orgoglio per questa terra, spiegandoci come raggiungere l’Agnata, la casa dove il cantautore ha vissuto. Abbiamo capito che non era proprio dietro l’angolo, ma la curiosità era troppa per fermarci.
Continuando la nostra esplorazione di Tempio, siamo arrivati al Nuraghe Majori, un monumento iconico della civiltà nuragica risalente a 3500 anni fa. Qui ci ha accolto Miriam, la custode del Nuraghe. Con la sua guida attenta, abbiamo iniziato la visita: prima l’esterno maestoso, poi, muniti di torcia, ci siamo avventurati in silenzio all’interno, rispettando i piccoli pipistrelli che in questo periodo nidificano. L’esperienza completa del Nuraghe Majori vi aspetta sul nostro canale YouTube.

La giornata volgeva al termine e la fame si faceva sentire. Seguendo ancora i preziosi consigli delle signore di Tempio, abbiamo cenato in un ristorante a pochi metri dal Nuraghe, che porta lo stesso nome. L’accoglienza calorosa dei proprietari, come quella di tutte le persone incontrate finora, ci ha fatto sentire subito a casa. Abbiamo assaggiato due primi e due secondi tipici, accompagnati da un eccellente Vermentino. Anche di questo squisito pranzo troverete un video dedicato sul nostro canale. La nostra prima giornata si è conclusa così, con la testa piena di meraviglie e il pensiero già rivolto all’Agnata, la meta del giorno dopo. Il Vermentino ha fatto il suo dovere, e il sonno è arrivato rapidamente.
Giorno 2 (Continuazione): L’Anima dell’Agnata, il Silenzio di Aggius e la Strada per Castelsardo
Il mattino seguente, dopo colazione, abbiamo lasciato Tempio Pausania per dirigerci verso l’Agnata. Il navigatore indicava 12 chilometri, ma una strada interrotta ci ha costretto a un percorso più lungo. Non ci è dispiaciuto affatto: l’occasione di ammirare altri scorci mozzafiato ha reso il deviare quasi un regalo.
La sera prima avevamo chiamato per chiedere il permesso di visitare l’Agnata, e ci avevano detto che saremmo stati accolti da Salvina, con la cortesia di arrivare dopo le 10:00 per non disturbare gli ospiti. Sì, perché oggi l’Agnata è un suggestivo boutique hotel. Arrivati intorno alle 11:00, la prima cosa che ci ha colpito è stato il laghetto artificiale, voluto da Fabrizio De André per sopperire alla carenza idrica e creare una riserva per il suo progetto iniziale di allevamento, offrendo un aiuto prezioso anche alla comunità della valle.


Parcheggiata l’auto all’ombra, abbiamo subito percepito l’aura speciale di questo luogo, mantenuto con una cura quasi maniacale. Una signora in fondo al viale d’ingresso ci ha sorriso e ci ha osservato. Ci è voluto poco per capire che era Salvina. Descrivere a parole la sensazione che ci ha trasmesso avvicinandosi è difficile: serenità, gentilezza, come se ci conoscesse da sempre. La tensione che avevamo, quella di un’intervista formale, è svanita in un attimo, trasformandosi in una chiacchierata tra amici. Abbiamo scoperto che Salvina è praticamente nata in quella casa, di proprietà del nonno. Eravamo immersi nella sua storia, sentendo la voce del cuore con cui parlava del posto.
Salvina ci ha invitato a visitare l’esterno mentre preparava alcune cose, per poi guidarci all’interno della casa, mostrandoci lo studio di Fabrizio e le camere da letto arredate personalmente da Dori Ghezzi, che purtroppo non era presente quel giorno. L’esperienza completa della visita all’Agnata, con tutti i dettagli e le emozioni, la trovate nel nostro video sul canale YouTube @AntoineMarilùJourney.
Man mano che arrivavano gli ospiti, pronti a gustare le prelibatezze preparate da Salvina, che oltre a essere la direttrice è anche la cuoca, abbiamo capito che era il momento di salutarla. Ci siamo congedati, accompagnati dalle note della musica di Fabrizio che sembrava aleggiare nell’aria.
La Sosta Inattesa ad Aggius: Un Gioiello tra le Colline Galluresi


Siamo ripartiti senza nemmeno consultare il navigatore. Per un lungo tratto in macchina, il silenzio ha regnato, rotto solo dal veloce scorrere dei paesaggi fuori dal finestrino. Abbiamo lasciato un pezzo di cuore all’Agnata, un po’ tristi di dover andare via ma immensamente felici di aver conosciuto Salvina e Renato, un’altra splendida persona che lavora nell’hotel. La strada ci ha condotto, quasi per caso, verso quello che sarebbe stato un piccolo gioiello inatteso: Aggius.
Questo piccolo borgo, abbarbicato su una collina nel cuore della Gallura, ci ha subito conquistati. Dalla piazzetta dove ci siamo fermati per uno spuntino, la vista spaziava su Tempio Pausania, che si stagliava sull’altura di fronte. La cosa che ci ha colpito di più è stata la massiccia presenza di turisti stranieri – soprattutto tedeschi, olandesi e belgi – segno di un luogo che, pur nella sua discrezione, è riuscito a conquistare il cuore dei viaggiatori internazionali. Un’atmosfera tranquilla, autentica, che ci ha permesso di assaporare un’altra sfaccettatura della Sardegna più profonda.
Verso Castelsardo: Un Borgo da Sogno Affacciato sul Mare


Nel tardo pomeriggio, l’indicazione Castelsardo è finalmente apparsa. La strada si è fatta sinuosa, lasciando apparire a tratti il mare, mentre il paesaggio collinare e a volte un po’ brullo si allontanava alle nostre spalle. E poi, dietro un tornante, ci è apparso: il borgo arroccato sul suo cucuzzolo, una visione meravigliosa che merita davvero di essere incluso tra i borghi più belli d’Italia. Non abbiamo resistito, fermandoci per qualche scatto, desiderosi di immortalare subito quell’immagine da cartolina.
Ripresa la marcia, abbiamo raggiunto il centro di quella che è la parte nuova di Castelsardo e, seguendo le indicazioni del navigatore, siamo arrivati al nostro hotel. E qui, un’altra grande sorpresa, di quelle che superano ogni aspettativa: l’hotel, in una posizione invidiabile, si affacciava a picco sulla baia di Castelsardo. Alla nostra sinistra, il borgo antico si illuminava già di una luce particolare, magica, quasi a voler darci il benvenuto. L’accoglienza cordiale e la meticolosa pulizia, fin dal primo passo nella hall, hanno confermato che la nostra base per i prossimi giorni sarebbe stata perfetta. Sbrigate le formalità del check-in, abbiamo raggiunto la nostra camera, spaziosa, accogliente e impeccabilmente pulita.


Sistemati i bagagli nella nostra accogliente camera, una doccia rigenerante è stata il primo passo dopo la lunga giornata. L’ora si era fatta tarda, e così ci siamo incamminati a piedi verso il centro, in cerca di un luogo dove gustare ancora qualche piatto tipico sardo. La scelta del ristorante si è rivelata subito un’impresa ardua: ogni angolo di Castelsardo nascondeva un piccolo localino, una trattoria invitante. La stanchezza, però, ha prevalso sulla ricerca, e ci siamo fermati al primo posto che ci ha ispirato. Una deliziosa cena a base di pesce ha coronato una giornata intensa e ricca di emozioni.
Il ritorno in hotel è stato un momento di silenziosa riflessione. La testa era piena di immagini: il nuraghe, la casa di De André, i volti gentili incontrati. E il domani? Nessun piano. La Sardegna ci aveva già insegnato la bellezza dell’improvvisazione. Molto probabilmente, la mattinata sarebbe stata dedicata a distenderci al sole su qualche spiaggia, proprio come due lucertole. Per ora, solo un augurio di buona notte, pronti a lasciarci cullare dal meritato riposo.
Giorno 3: Meritate Coccole e un Tuffo nel Relax
Il terzo giorno è iniziato esattamente come avevamo previsto: all’insegna del puro relax. A Castelsardo, le spiagge cittadine sono poche – fatta eccezione per la piccola Marina di Castelsardo – ma a pochi chilometri, nella frazione di Lu Bagnu, si estende una delle tante meraviglie costiere della Sardegna.


Scesi per colazione, l’hotel ci ha nuovamente sorpreso. La sala, con la sua splendida vista mare, offriva un buffet super abbondante. La cortesia e la gentilezza del personale erano palpabili, rendendo la colazione un’esperienza perfetta. Se proprio volessimo trovare un piccolo appunto, avremmo gradito qualche prodotto tipico sardo in più sul buffet, ma è davvero un dettaglio. Mentre gustavamo il nostro pasto, una cameriera ci ha gentilmente informato della miriade di spiagge fantastiche sia a est che a ovest di Castelsardo.
Assimilata la preziosa informazione, ci siamo diretti verso la spiaggia di Lu Bagnu, raggiungendola in pochi minuti costeggiando il porto turistico di Castelsardo. Per accedere alla spiaggetta si può parcheggiare in una piazzetta, con la sorpresa di scoprire che i parcheggi a pagamento avrebbero iniziato il servizio solo dal primo di giugno. Per avere conferma, Marilù ha chiesto a una signora del posto, la signora Luisella. Quella che doveva essere una semplice domanda si è trasformata in una chiacchierata cordiale e simpatica. Ancora una volta, abbiamo colto nella voce e nello sguardo di queste persone il grande attaccamento alla loro terra, un orgoglio più che giustificato, perché la Sardegna è un’isola meravigliosa, abitata da persone altrettanto meravigliose.
Ci siamo congedati da Luisella e siamo scesi in spiaggia. C’erano ancora poche persone e quasi nessuno a fare il bagno; l’acqua era ancora un po’ freddina. Abbiamo trascorso tutta la mattinata sulla spiaggia, godendoci il sole e la tranquillità. Nel primo pomeriggio, però, ci siamo accorti che, nonostante non fosse ancora piena estate, il sole picchiava già forte. Senza ombrellone e con la spiaggetta priva di servizi per noleggiarne uno, abbiamo deciso di tornare in hotel. Dopotutto, la giornata era dedicata al relax più totale. Così, dopo una doccia rinfrescante, ci siamo fiondati in piscina, immergendoci completamente nel meritato ozio.
Nel tardo pomeriggio, approfittando delle temperature più miti, abbiamo deciso di addentrarci nel cuore del borgo medievale di Castelsardo. La salita verso la rocca, chiamata localmente “casteddu”, non è eccessivamente lunga, ma il dislivello da superare è notevole. Un consiglio utile per chi ci legge: indossate scarpe adatte, magari quelle da trekking, che offrono una presa sicura sulle stradine lastricate che si inerpicano verso il castello.
Ogni angolo ci ha riservato una sorpresa, regalandoci scorci e panorami mozzafiato. Tra antiche trattorie e il suggestivo MIM (Museo dell’Intreccio Mediterraneo) – nel quale io, Antoine, mi sono intrufolato nonostante fosse chiuso, spinto dalla curiosità! – la fatica per arrivare in cima si è fatta sentire. Dopotutto, non abbiamo più vent’anni! Ma la vista… Ah, la vista è impagabile. Assistere al tramonto da quassù è uno spettacolo che toglie il fiato. E se, come noi, avete ancora la capacità di emozionarvi, vi assicuro che Castelsardo può regalarvi sensazioni davvero uniche. Come spesso ripetiamo nei nostri racconti, è fondamentale attraversare i luoghi con lo spirito dei viaggiatori e non dei semplici turisti, guardando con gli stessi occhi di quando eravamo bambini e ci chiedevamo cosa ci fosse dietro quell’orizzonte.


Una visita la merita anche la bellissima Cattedrale di San Antonio Abate, un’architettura che mescola stili diversi, rendendola unica nel suo genere. Il tempo è volato, o forse siamo noi a non riuscire a stargli dietro. In ogni caso, il sole stava ormai tramontando ed era tempo di rientrare in hotel. Anche questa intensa giornata volgeva al termine, lasciandoci un bagaglio di nuove, profonde emozioni.
Giorno 4: Trekking Selvaggio e Incontri Inattesi
Il quarto giorno non poteva mancare il nostro immancabile trekking, seppur breve e molto facile. Dopo una rigenerante colazione, ci siamo diretti verso la Spiaggia Lu Poltu di la Rena, un incantevole litorale di sassi e rocce situato alla fine di una stradina, con un’area di parcheggio spesso utilizzata dai camperisti. Da qui, diversi sentieri sembravano condurre alla vicina Cala Ostina.


Presto, però, ci siamo resi conto che la nostra deduzione era sbagliata: i sentieri, a un certo punto, si interrompevano. Ma questo non ha scalfito la bellezza del trekking. Abbiamo ammirato panorami mozzafiato, attraversando boschetti di mirto profumato e bassi pini. E poi, la natura ci ha regalato uno spettacolo raro e inatteso: due serpenti biacco intenti nella loro danza d’accoppiamento. Se ci fosse stato il professor Francesco Petretti, avrebbe potuto darvi una spiegazione migliore, ma noi, non essendo naturalisti, speriamo di non avervi dato informazioni errate. In ogni caso, l’incontro inaspettato è stato un’esperienza affascinante, anche se Marilù era un po’ spaventata!
Per chi volesse cimentarsi in trekking più impegnativi, la Sardegna offre moltissime possibilità, sia per i principianti che per i più esperti.
Abbiamo camminato per gran parte del giorno, e il tramonto ci ha sorpreso quasi al nostro punto di partenza, la spiaggetta di Lu Poltu di la Rena. Stanchi, ma felici e con gli occhi pieni di meraviglia, ci siamo avviati verso l’hotel.
Una doccia rigenerante è stata la prima cosa dopo il rientro in hotel, seguita da un po’ di meritato riposo. Con le temperature più miti della sera, abbiamo deciso di fare una passeggiata nel centro di Castelsardo, dedicandoci alla scoperta dei vari negozietti di souvenir e artigianato locale.
Un negozio in particolare ha catturato la nostra attenzione. Entrandovi, abbiamo fatto una scoperta inaspettata: al piano di sotto, c’era una sala degustazione di prodotti tipici sardi! Quella che doveva essere solo una tranquilla passeggiata si è trasformata in un vero e proprio percorso del gusto, guidato dalla competenza e dalla passione della ragazza che ci ha accolto. Abbiamo assaggiato pecorini di varie stagionature, insaccati saporiti, dolcetti tipici, il tutto annaffiato da diversi tipi di vino locale. È stata un’esperienza sensoriale bellissima, che ha deliziato il palato e arricchito la nostra conoscenza dei sapori sardi.
Avevamo in mente di mangiare una pizza per cena, ma dopo tutti questi assaggini, la pancia era decisamente piena! Così, sazi e felici, siamo lentamente tornati in hotel, concludendo una giornata ricca di emozioni, fatica e inaspettate delizie.
Giorno 5: Un’Odissea Costiera fino a Isola Rossa
Il quinto giorno, la nostra bussola puntava verso est. Ieri sera, parlando con due simpatici abitanti del luogo, avevamo ricevuto un’informazione preziosa: una lunghissima spiaggia, che si estende per ben 12 chilometri, toccando i borghi di Valledoria, Badesi e Isola Rossa. Un vero paradiso per chi ama camminare, soprattutto in questo periodo con pochi turisti.


Partendo dal nostro hotel, abbiamo percorso in auto un tratto di questa costa meravigliosa. La prima tappa è stata la spiaggetta di San Pietro a Mare, nel comune di Valledoria, dove la foce del fiume Coghinas crea un laghetto a pochi metri dal mare, uno spettacolo unico e un luogo molto amato dagli appassionati di kitesurf. Abbiamo approfittato del sole per un paio d’ore, prima di addentrarci nelle stradine di campagna che serpeggiano tra le colline, offrendo panorami mozzafiato sul mare.
Il nostro viaggio è proseguito toccando la spiaggia delle Mimose e poi Poltu Biancu, risalendo tra vigneti e filari infiniti di fichi d’india. Quando ormai pensavamo di esserci persi, ecco riapparire il mare, conducendoci alla spiaggia di Li Ferruli. Abbiamo continuato a seguire la stradina di campagna, fino a scollinare e vedere la fine della spiaggia, e capire perché quel luogo si chiama Isola Rossa: le rocce hanno infatti una caratteristica colorazione rossastra.
Parcheggiata l’auto, ci siamo diretti a piedi verso la torre di avvistamento, l’unica costruzione che attirava la nostra attenzione. Poi, abbiamo seguito il lungomare, molto carino e pieno di bar, gelaterie e ristorantini. Isola Rossa è una frazione del comune di Trinità d’Agultu e Vignola, un borgo marinaro che ci ha conquistato con il suo fascino.
Giorno 6: L’Addio della Sardegna e la Magia dell’Entroterra Inesplorato
Ed eccoci, purtroppo, al sesto e ultimo giorno. Ci siamo svegliati con un velo di malinconia, consapevoli che il nostro viaggio volgeva al termine. La colazione è stata un momento per i saluti, con Marilù che ha scambiato qualche parola con le ragazze dell’hotel con cui aveva fatto amicizia. Tornati in camera, abbiamo preparato i bagagli, dando un ultimo sguardo a quella che per qualche giorno era stata la nostra casa. Poi, abbiamo percorso l’imponente scalone per raggiungere la hall, espletare le procedure di check-out e sistemare le valigie nella nostra piccola auto.
Ci siamo avviati, e Castelsardo ha iniziato a scomparire alle nostre spalle. Abbiamo continuato a guardarlo dagli specchietti retrovisori, finché un tornante l’ha fatto sparire definitivamente dalla nostra vista. Per il ritorno verso l’aeroporto di Olbia, abbiamo deciso di fare un percorso diverso, addentrandoci nell’interno dell’isola. Il paesaggio ha continuato a mutare in continuazione: in alcuni punti sembrava di essere all’interno di un film western, in altri il panorama assumeva un aspetto quasi lunare. La Sardegna non ha mai smesso di stupirci.
Spesso, quando si parla di questa isola, si pensa solo alle sue bellissime coste e spiagge, che indubbiamente meritano la fama che hanno. Ma ci siamo resi conto che anche l’interno non ha niente da invidiare, specialmente per chi, come noi, ama gli itinerari meno battuti. Quei percorsi che amiamo chiamare “percorsi dell’anima”, che ti permettono di immergerti totalmente nella cultura e nelle tradizioni di un luogo. Nelle cittadine più gettonate, nonostante la gentilezza e la cortesia non manchino, si nota come l’approccio delle persone locali sia talvolta influenzato da un fattore economico che, purtroppo, può falsare la realtà. Mentre nei luoghi meno blasonati, ma non meno belli, c’è un approccio diverso, oseremmo dire più umano. L’esperienza avuta all’Agnata è stata la conferma più lampante di quanto vi stiamo raccontando.
Dopo aver attraversato paesaggi che non avevamo mai visto, senza quasi accorgercene, siamo rientrati a Olbia. Ci siamo apprestati a riconsegnare l’auto e siamo entrati in aeroporto, pronti a tornare a Milano.

